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| 5. | La ricerca dei beni da pignorare | 2608 |
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| Editoriale |
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| Sabato 19 Giugno 2010 11:41 | |||
Quei modelli di efficienza degli uffici NEP, lodati e vantati dal LISUG durante l'audizione in commissione giustizia del Senato sul pdl Berselli, cozza con la realtà che i nostri uffici vivono quotidianamente. Ci fa spunto a questa riflessione quanto pubblicato sul n.ro 25 del Mondo Giudiziario. L'articolo fa riferimento ad una fosca questione i cui contorni, al di la della formalità del linguaggio del collegio arbitrale, sono, a dir poco, riprorevoli. In passato situazioni di questo genere si sarebbero risolte nella stanza dell'ufficiale giudiziario dirigente; oggi, purtroppo, la questione si risolve nelle stanze romane dell'amministrazione. Al di la della considerazione precedente, ci preme sottolineare quanto distanti dalla realtà siano state le affermazioni fatte dal suddetto sindacato nel corso dell'audizione. L'oggettività dei fatti, verificabile attraverso l'articolo del Mondo ed attraverso il semplice colloquio con uno qualsiasi degli avvocati o loro incaricati costretti a code estenuanti agli sportelli, disegna una realtà che definire terzomondista, fa spregio del terzo terzo mondo. La supposta efficienza dei nostri uffici è una bufala che fa ridere e se un barlume di funzionalità esiste, la si deve solo ed esclusivamente alla buona volontà(o alla pazzia?) di singoli operatori. Le maglie burocratiche dell'amministrazione creano stati di tensione che hanno, da tempo, superato la soglia di tollerabilità. Le guerre e le lotte intestine all'interno della categoria e delle sottocategorie(C, B), portano ad esasperare anche le intolleranze personali. Per questo assistiamo ad episodi come quelli riportati dal Mondo. Peraltro questi casi sono solo la punta di un iceberg profondo e pericoloso. Sono la parte visibile di uno stato di insofferenza e sofferenza di tutto il personale UNEP accentuati dalla peculiarità dei nostri compiti. Ovviamente l'amministrazione in questo gioco al massacro ci sguazza. Creare divisioni tra il personale, è l'obbiettivo primario da cui far discendere tutte le azioni tese a tenerlo alla cavezza. Purtroppo la condizione di "impiegati" ci carpa qualsiasi possibilità di far mutare tale situazione. Le ali "protettive" dell'amministrazione, altro non sono se non un fardello da cui è impossibile scrollarsi. Questo fardello sta finendo di schiacciarci ed alla fine avrà ragione anche della resistenza di chi non si rassegna a vedersi stritolato dalle ganasce di un apparato che non ha alcuna voglia di funzionare, in spregio a qualsivoglia proclama di efficienza e di allineamento agli standard imposti dalla comunità europea.
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Commenti
non sono alle soglie dell'età pensionabile, ma a questo punto non mi dispiacerebbe che altri professionisti (tipo avvocati) svolgano il nostro ruolo, quel che dico lo dico con la rabbia nel cuore ed a denti stretti ma certamente da cittadino avendo magari un inquilino moroso da sfrattare mi viene il brivido a pensare che la mia pratica debba essere evasa da certi "custodi di cimitero". Il vero problema è che se va avanti così non ci sarà una liberalizzazion e ci sarà invece una privatizzazione della giustizia, una esternalizzazio ne ad S.p.A. dove chi muove le fila sono i soliti compagni di merenda.
Se poi penso alla classe politica che ha una maggioranza sfacciata ed invece di mettere un dito all'acqua fredda fa un indecoroso balletto tra Berselli che aspetta ancora notizie da Alfano e Berlusconi che si lamenta che non ha nessun potere, si vede subito che il loro unico scopo nella vita è galleggiare su tutto e su tutti, anche se sul un mare di merda non importa, l'importante è "finché la barca va, lasciala andare".
Ma non voglio mettermi nè a piangere sul latte versato, nè ad abbaiare al vento, il mio motto è BOIA CHI MOLLA anzi per par condicio dico pure HASTA LA VICTORIA, SIEMPRE!!!
Le lotte sindacali (e noi dell'AUGE siamo oggi il vero ed autentico sindacato della categoria) non si sono fatte con i piagnistei e con sterili manifestazioni di rabbia, ma con i picchetti, certo, dirà qualcuno, ma noi che siamo pubblici ufficiali, anche se ne avremo la voglia, non ci possiamo mettere a rompere le faccie a quei servi e crumiri di certi nostri colleghi che hanno la patente di difensore degli oppressi ma sono degli "amici del giaguaro". La soluzione è far vedere che in mezzo a questo mare di merda qualcuno si mette a studiare, si forma, prende consapevolezza dei suoi poteri e delle sue potenzialità.
Il convegno che ha realizzato la Scuola Nazionale di Procedura - AUGE a Roma, è un esempio di quello che intendo, niente di eversivo, anzi all'interno di questo desolato quadro normativo cerco con la constatazione e la mediazione di emergere.
Teniamo dritta la schiena, per Dio!!! Chi si fa pecora non si può lamentare se qualcuno prima lo munge, poi lo tosa ed infine lo scanna.
Finché c'è un briciolo di democrazia in Italia (grazie alla nostra stupenda costituzione ed alla UE, ad onta del popolo bue) non mi stancherò mai di gridare questo, prendiamo consapevolezza del nostro ruolo e dei nostri poteri, non è forse vero la filosofia occidentale ha preso le mosse da un ateniese che diceva: "conosci te stesso"?
Un abbraccio a tutti i colleghi, quelli veri, non ai funzionari UNEP o simili,
Orazio MELITA